La scelta di partire

All’improvviso riapri gli occhi.
Non ti ritrovi più dove ti ricordavi di essere l’istante prima di svegliarti. Quella non era più la camera da letto in cui sei cresciuto, la stanza in cui i mobili antichi sapevano ancora di resina, il posto in cui, se chiudevi gli occhi, ti sembrava di essere nel bosco a te più caro, quel luogo che ti ha visto sognare di diventare pilota militare, progettare avventure nello spazio, piangere per le prime storie d’amore concluse, impegnarti nello studio, scrivere centinaia e centinaia di lettere e programmare il cammino per Santiago di Compostela…
Aspetti che la vista si rimetta a fuoco e ti accorgi di essere disteso, a fissare un soffitto. Senti di non poter muovere i piedi, poi le gambe, poi il bacino, poi il tronco, poi le mani, poi le braccia. Il collo è bloccato da un collare che ti fa male e ti comprime tutta la zona posteriore del collo.
Guardi attorno e noti chilometri di fili colorati che dal tuo corpo si collegano a decine di macchinari che emettono suoni spaventosi.
Non riesci a chiamare nessuno perché la parola ti è stata tolta da un tracheostoma, al quale è collegato un tubo trasparente zigrinato, e la respirazione è comandata da una macchina che stantuffa e soffia come un treno a vapore di una volta.
Dopo 82 giorni di rianimazione e terapia intensiva e 10 mesi e mezzo di clinica riabilitativa ritorni a casa, in carrozzina, paralizzato dalle spalle in giù. Per fortuna non più dipendente dal respiratore, dopo un cammino riabilitativo snervante e impegnativo.
Ritorni in quella camera che l’ultima volta ti aveva visto in piedi e che, ora, rivedi anche tu da un altro punto di vista.
Ora tutto si vede da un altro punto di vista. Ora tutto va riconquistato, va affrontato e superato! Ora si parte per un nuovo cammino!
E cominci a sognare di poter fare quel viaggio che volevi tanto fare…
18 anni dopo, alla maturità della tua completa infermità fisica, ma non intellettuale, ti ritrovi con un lavoro, con due lauree in ingegneria, con una nomina a Cavaliere al merito della Repubblica, con un’infinita serie di collaborazioni ed impegni nel mondo politico per combattere per le persone più svantaggiate, della disabilità e della tecnologia, con il cuore che batte, con un’infinita voglia di vivere e con la testa che si muove per te.
Compi 40 anni e decidi che vuoi fare proprio quella pazzia, che persiste da allora dentro di te…
Ne parli con quattro amici e ti accorgi che loro sono più pazzi di te!
Perché la vita è così, perché la vita è anche pazzia!
E così una sera esci con gli amici, paghi il conto e guardi la moneta da 5 centesimi, in mezzo alle altre, sulla quale vi è raffigurata la cattedrale di Santiago di Compostela, quella che ora custodisci gelosamente: l’origine della tua ultima pazzia e l’arrivo del tuo prossimo cammino!
E pensi alla gente che conoscerai, ai posti che vedrai, alle storie che sentirai raccontare, alle persone che vedrai soffrire ma che, come te, andranno sempre avanti.
E allora sorridi, provando dentro di te una sorta di paura… Ma sarei felice di provarla!
Sorridi, perché, alla fine, la tua strada, il tuo cammino, non li hai mai lasciati…
Hai sempre vissuto a testa alta, godendo delle persone che hai incontrato, assaporando ogni momento e senza mai fermarti, nel tuo cammino.
Perché la vita è il cammino che fai, qualsiasi esso sia, con o senza l[uso di gambe o braccia.
Perché la vita è la gente. Quella che incrocia il tuo cammino e ti regala anche un solo istante di sé.
Perché la gente del cammino sei tu!
-Paolo Berro-

Un pensiero riguardo “La scelta di partire

  • 22 dicembre 2016 in 14:58
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    bellissima iniziativa, ho fatto a primavera il cammino francese, da sola, ed è stata un’esperienza unica! come gia scritto sulla pagina vostra , sarò a Santiago verso la fine di maggio proveniente dal cammino della plata, 1000 km in solitudine. se ci incontreremo davanti alla cattedrale vi verrò a salutare ed abbracciare, sarà un’emozione fortissima. Ultreya!!

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